Addio , caro Maestro Nosetti
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Addio , caro Maestro Nosetti

 


La musica organistica italiana è stata colpita da una grave e dolorosa perdita:  il Maestro Massimo Nosetti, organista e concertista di chiara fama internazionale, che è mancato all’età di 53 anni, dopo una brevissima ed inguaribile malattia. Il Suo funerale è stato celebrato il 16 novembre  2013 , presso il  Santuario  di Santa Rita, a Torino.

Ho ancora sul mio cellulare l’ultimo messaggio inviatomi dalle “Molinette” il giorno 6 novembre e mi permetto di trascriverlo:

“ Caro Beppe, sono ancora in ospedale e la cosa  sembra piuttosto lunga. Grazie per l’amichevole interessamento che apprezzo molto. Confido nella scienza ed in una risoluzione positiva della questione. Ci sentiamo appena le cose andranno un po’ meglio. Un  caro abbraccio. Massimo”.

Siamo in molti a piangerlo e ci sembra veramente incredibile che una personalità artistica, così ricca di carisma e di forza di volontà si sia spenta all’improvviso come una candela per un soffio di vento crudele.

Per noi, Suoi allievi, Egli è stato sempre come un faro, nel mare della musica  organistica.

Aveva un’ottima padronanza non solo  nell’uso della lingua italiana ma anche  delle lingue straniere;  è stato  un’ infinità di   volte  in moltissimi Paesi dell’Europa, delle due Americhe,  dell’Asia, del Giappone, della Corea, dell’Australia, della Nuova Zelanda suonando sugli organi più prestigiosi del mondo e nelle sale da concerto:  e la Sua musica ha sempre donato un respiro di Universo ed un sorriso di Infinito, in chi Lo ascoltava. Indiscutibilmente, era il più bravo di tutti, ma anche il più semplice ed il più modesto: qualità, del resto,  che sono proprie di chi veramente “vale”.

Fra tutta quell’ammirazione sempre riscossa, io credo, però, che la cosa più bella e gratificante per Lui sia stata la speranza di essere riuscito a trasmettere un messaggio di elevazione spirituale ed anche quel senso di felicità, commossa e profonda, che solo la vera Arte può dare.

Io l’ho sempre visto con quel limpido e chiaro sorriso, quella calma e pacatezza nel parlare che Gli conferivano  un tocco di signorilità in armonia anche con il Suo modo di vestire. In questa cornice di distinzione, non c’ era nulla di  studiato, ma soltanto la più grande spontaneità e coerenza con se stesso e con gli altri.

Aveva tanti impegni, tanto lavoro, tanti viaggi da intraprendere e da organizzare: più di 2500 concerti lo hanno portato in giro per il mondo,  con quella fede di Apostolo della musica e con quella tenacia da scienziato, che sa superare qualsiasi difficoltà. Un uomo davvero eccezionale. E poi la sua attività didattica, al Conservatorio Ghedini di Cuneo; e la conduzione di numerose conferenze e  master class   in svariate  Sedi universitarie Europee, del Giappone, Corea, Australia  e USA. Direttore  del Segretariato Organisti   e dell’ Associazione italiana Santa Cecilia a Roma, compositore,  direttore d’ orchestra,  direttore anche dello splendido coro “Cantus Firmus” da Lui fondato; membro della Commissione di Musica Sacra ….e quanti, quanti altri impegni!

Come didatta, poi, non si poteva immaginare un altro Maestro più bravo di Lui; cosi paziente ed incoraggiante, cosi appassionato nella sua attività.. Io, che per molti anni  sono stato suo allievo, posso affermare che non si è mai spazientito con alcuno; e lasciava trapelare il più vivo compiacimento da quel suo bel sorriso, per quello che riuscivamo a raggiungere .

In mezzo a noi,  ragazzi in “ Jeans e maglietta”, Egli sempre in  giacca e cravatta, era  anche un  ragazzo (perché solo di qualche anno  più  grande di noi); molto  serio  ed impegnato, con  tanta pazienza ed incoraggiamento, sempre dava il “ massimo” di se stesso. Così, sostenuti sempre dal Suo esempio, dalla Sua fede didattica e dalla solarità del Suo carattere, ce la mettevamo “ tutta” per superare certe innegabili difficoltà che incontravamo, man mano che gli studi avanzavano.

Per sottolineare la sua umiltà e la sua dolcezza,  ricordo con infinito rimpianto  e commozione quella volta che,  trovandoci insieme a pranzo, dopo un  Suo prezioso intervento all’ organo del Santuario di Cussanio  (che era in fase di restauro)  improvvisamente mi disse:

“Adesso,  basta  Beppe,  con queste cerimonie! Non chiamarmi più Maestro, ma semplicemente Massimo! Tu ormai, nella scala dei valori umani, che sono più importanti, sei diventato papà: invece io non lo sono per niente!”.

Mi sentii profondamente fiero di essere diventato suo amico dopo essere stato per molti anni suo allievo.

Addio, Massimo Carissimo!  Mi mancherai tanto, ma proprio tanto!

Quante volte Ti ho cercato per un consiglio, un’indicazione, un suggerimento: e Tu nonostante il tuo tempo scandito, anzi scalpellato dai molteplici e assillanti impegni, sempre mi hai detto con la Tua solita cordialità:” Ma perché ti giustifichi? Perché mi chiedi scusa per il disturbo? Per me è un piacere grandissimo sentirti !”

Addio, carissimo e buon Maestro: chi Ti ha conosciuto, come noi, Tuoi allievi , non potrà mai dimenticarti.


Giuseppe Riccardi (Beppe)